Metodo pressoché infallibile per far fallire un progetto e far naufragare un team di lavoro è sicuramente “Radio Corridoio”, una delle frequenze radio – ahimè – più amate nelle organizzazioni.

Non la conoscete? Eppure l’avrete sentita spesso o probabilmente vi sarà capitato anche di essere speaker su questa frequenza.

È quella radio che trasmette, appunto, dai corridoi, dalle macchinette del caffè, tra le scrivanie. È la radio su cui si mormora (a bassa voce), si recrimina, ci si lamenta, si mette sistematicamente in discussione quanto detto e deciso nei luoghi “ufficiali”: nelle stanze delle riunioni, negli uffici dei responsabili, nelle sale assemblee.

Classico esempio: in una sala riunioni il team parla, discute, prende una decisione e stabilisce un piano d’azione (fin qui tutto bene). Poi, non appena i partecipanti escono dalla saletta, ecco che si formano i campanelli, 2 o 3 persone che tornano su quanto appena discusso “io non sono così d’accordo…”, “hanno dato dei tempi irrealizzabili, vedremo…”, “Tizio parla sempre troppo, avrei voluto dire altro ma poi la riunione sarebbe durata 3 ore”, “Caio non ha detto niente ed è già tornato in ufficio, chissà che cosa pensa”…ecco che “Radio Corridoio” ha preso l’avvio e non si ferma certo qui…il mormorio si propaga negli uffici, serpeggia nelle scrivanie, diventa argomento di punta alle macchinette del caffè. Ognuno, coinvolto o meno, competente o meno si sente in diritto di dare la propria opinione. No, non stiamo parlando di calcio, stiamo parlando degli obiettivi e dei progetti aziendali…

A che cosa porta “Radio Corridoio”? Qualcuno raccoglie il frutto di questo mormorio e dà un feedback al team o al team leader? A qualcuno si accende una lampadina che risolve un problema? Scaturiscono idee innovative? Nella maggior parte dei casi no, non ne scaturisce nulla di buono… Perché non è un brainstorming, non è quel parlare con un collega di un problema per trovare una soluzione, non è condividere idee (la sana “contaminazione”). Di solito è un mormorio sterile, un lamento che non porta da nessuna parte.

Eppure questa radio produce effetti concreti: si rallentano le attività del team (eh sì, a forza di sentire tutto questo mormorio ci si convince a fare una riunione per ridire le stesse cose dette nella precedente oppure si avviano gironi infernali di mail e chat), si rimandano le azioni (si perde il senso di importanza e di urgenza di quanto è da fare), si perde la concentrazioni, si perde tempo. E soprattutto, si perde una “cosa” preziosissima: si perde la fiducia. Fiducia nel team, fiducia nei colleghi, fiducia nell’organizzazione. Perché se le cose dette e stabilite nelle sedi ufficiali si perdono nel gossip quotidiano, come farò a fidarmi delle persone attorno a me? Quanto le persone sono sincere? Dire chiaramente la mia opinione diventerà un boomerang? A che pro impegnare tempo ed energia per concretizzare le decisioni se poi sono appese ad una “radio”? Perdita di fiducia e de-responsabilizzazione: ecco il lato oscuro di “Radio Corridoio”.

Come può un team di lavoro o un’organizzazione crescere e prosperare senza fiducia e responsabilità? 

C’è un lato ancora più oscuro di Radio Corridoio: quando il chiacchiericcio si accanisce sulle persone; si va dal pettegolezzo di bassa lega all’anticamera del mobbing.  Non è tema di questo articolo, ma non si può che sottoscrivere quanto disse Eleanor Roosvelt “Grandi menti discutono di idee, menti mediocri discutono di eventi, piccole menti discutono di persone e di quel che fanno.”

Lo smart working ha probabilmente rallentato “Radio Corridoio” perché la distanza non favorisce questa diffusione. Perché se è vero che la tecnologia ci consente di restare connessi e comunicare, probabilmente telefonare solo per commentare il post riunione non è così attraente, replicare un “campanello” da ufficio via chat o meeting virtuale non è cosi semplice… Rimane casomai il commento con un collega ma non c’è più quella propagazione a macchia d’olio…un conto è il live, un conto un podcast. Che sia dovuto in parte a questo il recupero di efficacia ed efficienza che molti manager e collaboratori segnalano nello Smart Working? Non è che le persone concentrate sull’obiettivo da raggiungere, da remoto riescono a distinguere meglio il tempo a valore aggiunto dal tempo sprecato? Non è che una migliore concentrazione deriva anche dall’aver eliminato (o ridotto) il chiacchiericcio sterile dalle nostre orecchie? Probabilmente sì.. Da casa, pur nelle difficoltà dei mesi passati, molte persone hanno avuto l’opportunità di ripensare ai propri valori, alle reali priorità, a cosa è importante e alle abitudini poco salutari che si possono abbandonare. Per qualcuno, mi auguro per molti, tra le cose da abbandonare è finita anche “Radio Corridoio”. Manca a volte la socialità coi colleghi, ma quella bella, quella dell’interessarsi genuinamente alla vita dell’altro, quella della generazione di soluzioni e idee innovative….non certo quella del lamento e del parlare a vanvera di cose di cose di cui non si è minimamente competenti.

A prescindere dal luogo in cui fisicamente lavoriamo, perdere “Radio Corridoio” è un passo importante verso un lavoro veramente smart.

Spegnere “Radio Corridoio” è una responsabilità di tutti, eliminare quei comportamenti che distruggono efficacia e collaborazione è una responsabilità di tutti.

Spegniamo “Radio Corridoio”, accendiamo testa e cuore, diamo alle nostre parole il potere di costruire relazioni basate fiducia e responsabilità.

Tutto quel che dici parla di te: in particolar modo quando parli di un altro.” Paul Valéry