Della serie: le parole contano…
All’inizio fu il garbato RSVP “Répondez, s’il vous plaît”, nella lingua che era l’emblema della diplomazia, la gentile richiesta di dare una conferma all’invito. Perché trovarsi con venti commensali o con cinquanta o con cinque fa una bella differenza.
Poi arrivarono le macchine da scrivere, i pc, le mail ed ebbe avvio la proliferazione delle abbreviazioni e degli acronimi (non che prima non si usassero sintesi negli appunti presi a mano, ma nelle comunicazioni ufficiali si tendeva a mantenere un certo rigore).
Fu con l’avvento degli SMS che iniziò la vera invasione delle abbreviazioni, in qualche modo motivata dal fatto che i messaggini avevano un numero di caratteri limitato e si pagavano! (lo specifico perché per le ultime generazioni questa è preistoria e anche per chi lo ha vissuto sembra un’epoca lontanissima).
La crescente globalizzazione ha ampliato a dismisura la possibilità di scelta: tanti nuovi acronimi, soprattutto anglofoni, sono disposizione di tutti. Tutto questo si è mantenuto nel corso degli anni, anche se oggi grazie a WiFi gratuiti e le varie app di messaggistica ormai si può scrivere quanto si vuole senza costi aggiuntivi.
Qual è l’effetto? Una moderna torre di Babele.
Lo dico mentre guardo sconsolata l’ennesimo acronimo in una mail, di cui non conosco il significato…la domanda sorge spontanea…ma di quei 4 secondi che risparmiate nello scrivere un acronimo, cosa ve ne fate? (tutto questo efficientismo….) Spero che li utilizziate per fare qualcosa di meraviglioso, non per lamentarvi di quanto sia difficile comunicare oggi.
E soprattutto…voi risparmiate tempo…ma gli altri? Gli altri investono tempo nella comprensione o, nel caso peggiore, fanno finta di avere capito e si parte con un “bel” tour di incomprensione.
Ho visto un acceso conflitto in una riunione nato dall’utilizzo dello stesso acronimo ma con due significati diversi (mi riferisco a persone che lavorano nella stessa azienda, non una multinazionale, qualche centinaio di persone in tutto…).
Ho visto loop di mail infiniti nati dalla scarsa o errata percezione di quello che era scritto, in maniera troppo abbreviata.
Ho visto troppa gente annuire di fronte a un gergo, con lo sguardo abbassato o perso nel vuoto, per non palesare la totale incomprensione di quello che veniva comunicato. E ogni tanto pure io ho millantato comprensione di fronte ad un’oscura serie di consonanti (pensando con rimpianto allo show in cui potevi “comprare una vocale”!)
“Qual è il messaggio che arriva all’altra persona?” è uno dei cardini per una comunicazione efficace. Ce lo stiamo dimenticando? Presi dalla fretta, tutti troviamo un briciolo di sollievo nel risparmiare qualche secondo, ma rischiamo di sacrificare la comprensione altrui. Un po’ troppo chiusi nel nostro mondo, diamo per scontato che gli altri vedano le cose come le vediamo noi, usino il nostro stesso linguaggio e le nostre stesse abbreviazioni. La realtà è diversa.
Ad aggravare la situazione c’è la nostra scarsa propensione a chiedere, a dire “non ho capito, cosa intendi per…?” Ahimè ancora oggi la domanda viene intesa come una mancanza, come un segno che “non sai abbastanza”, “non conosci abbastanza”, “non sei nel giro”. Quindi non si pone la domanda e si fa finta di conoscere il significato di MOM…si tratta della Minute of Meeting (il caro, vecchio “verbale della riunione”) o forse stiamo parlando del Manufacturing Operations Management? (se siamo in un contesto aziendale, possiamo perlomeno escludere che si tratta MOM, noto shampoo anti-pidocchi per bambini…)
E il PVT in fondo al messaggio? Rispondere in privato? È una società a responsabilità limitata? Un test di performance? Un termine medico? Ma si capisce dal contesto! Non sempre, non per tutti….
LOL, grazie ad un programma televisivo, forse lo riconosciamo e casomai lo replichiamo nella nostra messaggistica, ma di fronte a un “WTF” forse meglio astenersi, perché non si tratta di una sigla per un ipotetico World Trade Forum, ma di un’espressione ben più colorita che vi lascio cercare nel meraviglioso mondo on line.
Come uscirne? Ecco qualche tips (sinonimo di suggerimento, tanto per restare in tema 😊):
- Usate meno acronimi, non date per scontato che il vostro mondo sia anche quello delle altre persone che riceveranno il messaggio; oppure specificate il significato dell’acronimo o sigla o inglesismo / slang.
- Fate domande, chiedete chiarimenti, la domanda permette di comprendere e allo stesso tempo dà un prezioso feedback all’interlocutore (cioè che l’acronimo che sta usando non è universalmente conosciuto).
- Cacciate via tutti i timori di apparire stupidi o incompetenti nel chiedere il significato di una sigla…state facendo un favore a voi, un favore alla persona che ha usato l’acronimo e probabilmente un favore a tante altre persone che ancora hanno paura di apparire “meno bravi e professionali” nel chiedere un chiarimento sulle parole utilizzate.
- Un pizzico d’ironia non guasta mai e ogni tanto ci si può fare anche una bella risata di fronte a qualche incomprensione involontaria.
Quindi concludo con l’acronimo che più mi ha fatto ridere, gentile omaggio di un mio collega che in un momento di crisi – di fronte all’ennesima mail della giornata che mi chiedeva di fare ASAP (As Soon As Possible…alias il prima possibile) – mi ha detto: “Non te la prendere, stanno dicendo tutti: Aiutate Subito Agnese Pelliconi”. Ed ecco perché ASAP è diventata una delle mie sigle preferite.
Grz per avermi letto, Tx per avermi letto…scherzo, grazie per avere letto sino a qui!
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