No, non prendo una commissione per pubblicizzare questo elettrodomestico: la sua fama e utilità non hanno bisogno di ulteriore promozione.
Sento invece di dover spendere due parole sull’utilizzo di questo elettrodomestico perché, sebbene sia diffuso globalmente da almeno 60 anni nelle nostre case, probabilmente ad alcuni sfuggono dei dettagli importanti sul suo funzionamento.
No, non sto parlando del famoso calzino rosso in un bucato bianco (a chi non è mai capitato?), mi sto riferendo all’ultima volta che qualcuno ha esclamato “Ma poi a casa fanno la lavatrice!”. Avrete già capito il contesto: l’ennesimo timore di qualche manager di fronte alla possibilità di smart working per i propri collaboratori. Ai tempi del Covid andava di moda anche “Ma poi a casa fanno il ragù” ma evidentemente su questo punto si sono rassegnati: anche con molto tempo a disposizione la maggior parte delle persone non si cimenta in elaborati che richiedono ore e ore di cottura.
Visto che non è la prima volta che sento questa frase riferita al lavoro agile, mi pare opportuno fare qualche precisazione sull’utilizzo e gli effetti di questo elettrodomestico. Spoiler: la considerazione più importante è l’ultima, la quinta.
- Le lavatrici moderne hanno fantastiche funzioni che permettono di programmare l’avvio del ciclo di lavaggio. Quindi posso caricare la lavatrice alle 7, fare avviare il ciclo di lavaggio alle 16:30 e stendere il bucato alle 18. Incredibile vero?? Le meraviglie della moderna tecnologia (alcune poi asciugano anche, pensa un po’!). Quindi le persone possono fare come oggi: caricare prima di accingersi a lavorare, stendere al termine del lavoro. Casomai se è una giornata di lavoro da remoto tutto questo si può fare con un filo di calma, senza correre per incastrare risvegli, colazioni, scuole, traffico. Così è più probabile che quando uno si accinge ad aprire le mail, lo fa con una dose di stress in meno e casomai riesce a concentrarsi meglio, entrare più in empatia con l’interlocutore, utilizzare la pazienza che non si è dovuta spendere nella classica “sveglia alla Fantozzi”
- Momento di pausa: qua siamo in un terreno soggettivo, ma non penso di essere l’unica che approfitta della stesura del bucato per stendere anche i pensieri: respirare con calma, attivare l’intelligenza delle mani, riposare la vista, mettere in prospettiva l’ultima grana lavorativa, lasciare decantare le emozioni. C’è poi l’effetto aroma-terapia: il “profumo di pulito” rilassa. Se poi siamo nella bella stagione, la combo “sole-stendino” ha effetti quasi terapeutici. Provare per credere.
Quanto saresti disposti a pagare per avere in azienda un momento di pausa rilassante per i sensi e per la mente? Per potere dare una tregua ai vostri pensieri e problemi? Per tornare all’attività lavorativa effettivamente rinfrancati e riposati? Come sono le pause in azienda? Nei casi migliori c’è un caffè, tisana, mela, biscottino ridendo coi colleghi, parlando di tutto tranne che del lavoro (dal momento che si tratta di una pausa!)..ma…quante volte questo accade veramente nelle vostre vite? Spesso c’è qualcosa di bollente, trangugiato in fretta, tra una mail e l’altra, continuando a parlare di lavoro o cercando di evitare il gossip tossico o la lamentela continua di alcuni colleghi…
NOTA IMPORTANTE: Per chi già conosce i benefici nel passare da attività intellettuali ad attività manuali per qualche minuto, occhio a non cadere nella tentazione del multitasking e sovraccarico lavorativo. Un conto è stendere ogni tanto il bucato, annaffiare i fiori, spendere 5 minuti a ordinare una libreria come momenti alternativi di pausa, un conto è caricarsi ancora di più di lavori domestici. Lo scrivo soprattutto per la parte femminile, in un Paese in cui la divisione dei carichi di cura è ancora drammaticamente sbilanciata sulle donne.
- Lavoro per obiettivi e monitoraggio. Qui siamo alle basi del lavoro manageriale: non mi importa “cosa stai facendo in questo momento”, mi importa “stiamo arrivando agli obiettivi”? Quando si lavora per obiettivi, sapere cosa sta facendo una persona alle 10 di mattina o alle 15 del pomeriggio non è rilevante. Qua “casca l’asino” in molte aziende: difficoltà nel dare obiettivi, individuare le opportune modalità di monitoraggio e allineamento, comunicare in maniera chiara le priorità, pianificare non guidati dall’urgenza ma dall’importanza.
- Creatività: le mie “pensate” migliori arrivano quando cammino. Se è nel verde di un parco o in riva al mare anche meglio. Ogni tanto nella combo: stendino-bucato pulito. È tempo lavorativo? Beh, tecnicamente sì. Se volessimo favorire lo sviluppo della creatività nelle aziende, dovremmo veramente ripensare spazi e tempi: favorire il movimento fisico, cambiare luogo di lavoro, poter utilizzare spazi aperti per pensare, darsi il tempo per gestire le emozioni, spostare il nostro focus per favorire processi di pensiero laterale…. Cambiamenti troppo grandi e costosi? Beh, uno c’è ed è già disponibile: semplicemente lavorare da remoto (rispetto ai “soliti” luoghi aziendali). Quando diventiamo consapevoli stare in un luogo diverso, con oggetti, rumori, odori diversi facilita il pensiero creativo, allora guardiamo gli oggetti (inclusa la lavatrice!) con occhi diversi…come preziosi alleati e non come nemici.
- FIDUCIA, FIDUCIA, FIDUCIA!!! Se manca quella, tutto è vano. Ma veramente pensiamo di avere a che fare con persone che non sanno impegnarsi responsabilmente nell’attività lavorativa? Gestire i propri tempi? Lavorare insieme per arrivare all’obiettivo? La fiducia non è un generico “volemose bene”, è creare le condizioni per lavorare con “sicurezza emozionale”, è responsabilizzare, è abbinare autonomia, collaborazione e monitoraggio, è una competenza da costruire. La bella notizia è che la fiducia non è un “ce l’ho” o “non ce l’ho”, è una competenza che si coltiva, assieme.
Quando c’è fiducia, non importa a che ora fai la lavatrice o a che ora lavori su un progetto piuttosto che un altro. Quando c’è fiducia, si lavora bene anche se non siamo fisicamente nello stesso spazio e soprattutto c’è la voglia di vedersi e di lavorare assieme anche in presenza. E non è solo presenza fisica, è partecipazione con testa e cuore accesi.
Quindi a tutte le persone che non hanno fiducia nella tecnologia ma soprattutto nelle persone (!), consiglio vivamente di fare una lavatrice (per capirne bene il funzionamento 😊), stendere respirando lentamente (facendo decantare pensieri ed emozioni), fare una pausa vera almeno due volte al giorno (per vedere l’effetto che fa, ma occhio che ci si prende gusto!), modificare il proprio modo di lavorare ma soprattutto di iniziare a stare con le persone, sul serio, con fiducia.
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