La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre ogni limite. È la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.
Il nostro giocare in piccolo non serve al mondo.
Siamo tutti nati per risplendere… E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.
Marianne Williamson
Cos’è il coaching
Cosa è il coaching? Come funziona? E… funziona?
Queste spesso sono le prime domande di chi si avvicina al mondo del coaching.
Il coaching è un percorso, un viaggio.
Come inizia questo viaggio? Inizia quando una persona (o un team) si rende conto che non sta arrivando alla meta desiderata, quando c’è qualche problema che non si riesce a superare con le modalità e le strategie che di solito mettiamo in atto…oppure quando c’è un obiettivo bello, sfidante e non siamo così sicuri di avere gli strumenti per raggiungerlo.
Il coachee è quindi il viaggiatore, il coach colui che lo accompagna nel viaggio, restando al suo fianco, perché il coaching è una relazione paritaria, una partnership tra compagni di viaggio.
Come in ogni viaggio c’è una valigia… spesso, all’inizio del percorso, questa valigia è da svuotare: ci sono dentro le credenze che non ci servono più, le opinioni e i pensieri che non ci fanno avanzare, le emozioni incrostate che ci fanno restare intrappolati, insomma, tutte le zavorre che non ci fanno raggiungere la meta desiderata e soprattutto non ci fanno diventare quello che desideriamo essere.
Durante il percorso la valigia si riempie: di nuove idee, nuovi pensieri, nuovi sentimenti, nuove azioni, che ci mettono in cammino verso la meta desiderata. Come in ogni viaggio che si rispetti ci sono scoperte meravigliose: scopriamo capacità che non sapevamo di avere, talenti che erano rimasti nascosti, potenzialità che a volte abbiamo paura di mettere in gioco. Acquisiamo la consapevolezza di come i nostri pensieri e le nostre emozioni influenzino la nostra visione del mondo e di come, modificando il nostro modo di vedere le cose, cambiano le azioni che possiamo attuare e di conseguenza cambia quello che possiamo realizzare.
Ci sono anche momenti di dubbio, di riflessione, di scelta; c’è fatica, impegno, costanza e c’è la soddisfazione di vedere la meta che si avvicina e si raggiunge.
Il coach durante questo viaggio ascolta, pone domande potenti, che stimolano, sfidano e portano all’azione, restituisce feedback e mette in campo le sue capacità e la sua creatività a servizio del coachee.
ICF (International Coaching Federation, la più grande associazione di coach al mondo) definisce il coaching come “partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale”. Ogni cliente viene visto come una persona creativa e piena di risorse. Grazie all’attività svolta dal coach, i clienti sono in grado di apprendere ed elaborare le tecniche e le strategie di azione che permetteranno loro di migliorare sia le performance che la qualità della propria vita. Il coaching facilita la sperimentazione di nuove prospettive e opportunità personali, l’accrescimento nelle capacità di pensiero e nella presa di decisioni”.
“Il coach facilita la scoperta, la chiarezza e l’allineamento degli obiettivi che il cliente desidera raggiungere; accompagna il Cliente in una scoperta personale di tali obiettivi…fa in modo che le soluzioni e le strategie da seguire emergano dal cliente stesso, lasciando piena autonomia e responsabilità al cliente”.
ICF e codice etico
“Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me” (Kant)
Come coach ritengo fondamentale l’apertura al cielo stellato – cioè alla meraviglia delle luci di consapevolezza che si accendono durante una sessione – e altrettanto importante un approccio etico profondamente radicato. Non a caso ho scelto di far parte di ICF (International Coach Federation) che fa dell’etica un valore fondante della propria organizzazione. Massimo riguardo per i coachee, per la loro visione del mondo e per il percorso che hanno intrapreso. Rispetto della privacy, rispetto degli obiettivi del coachee e dei suoi ritmi.
Non solo: l’impegno alla formazione e al miglioramento continuo sono essenziali per un coach, per essere “Servant and Observant”: custodi attenti, che si prendono cura e ascoltano “con gli occhi e il cuore” i loro coachee.
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