Ho letto molte considerazioni sul tempo delle ferie, sul significato di “staccare la spina” o “ricaricare le pile” o semplicemente sul “cambiare abitudini”. Tante idee diverse, tante opinioni su cui confrontarsi su cosa significhi un tempo “diverso” …e tanti “buoni propositi” che forse non hanno retto al rientro ai ritmi lavorativi, spesso frenetici.
È un periodo in cui affronto spesso in aula il tema del time management: tema sempre caldo, anzi caldissimo, visto il frullatore in cui ci mettiamo, più o meno volontariamente e consciamente, con tutto quello che ne deriva a livello di stress e frustrazione. Tempo che sembra non bastare mai, tempo impiegato bene, tempo sciupato, tempo rubato, tempo investito… Sono tante le metafore che usiamo per descrivere il tempo e non sono solo parole: sulla base di queste metafore, di questi concetti, noi costruiamo la nostra esistenza, spesso senza neanche esserne consapevoli.
Oggi mi soffermo su una in particolare: tempo risparmiato. La molla è stato l’ennesimo consiglio (in assoluta buona fede!) sui podcast da ascoltare quando vado a camminare al parco o al mare: “visto che ti piace camminare, potresti ascoltare un sacco di cose interessanti, sai quanto tempi risparmi!”
Peccato che, uno dei motivi per cui amo camminare, è la possibilità di ascoltare la natura, nel verde e soprattutto al mare. L’impatto benefico del suono delle onde, quello sciabordare a tratti delicato, a tratti imperioso che attua una magia meravigliosa sulla mia mente e sul mio corpo.
(Non ci provate neanche a dire che si può ricreare l’effetto anche con le cuffie e uno smartphone, l’energia è tutta diversa!)
Nonostante i libri che porto con me, nonostante il mio dialogo interiore che tende a non fermarsi, nonostante i mille rumori della spiaggia, nonostante le amate chiacchierate con gli amici…insomma, nonostante non presti sempre attenzione al suono delle onde, quel suono gentilmente mi sciacqua i pensieri, li rimescola, li lava, li rinnova. Accoglie le emozioni, anche quelle sporche, incrostate e le culla. Prende le domande e le manda al largo, ogni tanto torna con qualche risposta.
È una lenta trasformazione, non me ne rendo conto nell’immediato, ma la sera sì. Dopo una giornata di mare, corpo e mente sono diversi, l’equilibrio si è rigenerato.
Dovrei quindi riempirmi le orecchie con qualcosa che mi impedisce di ascoltare quella musica? Con qualcosa che (per quanto bella e utile) si frapponga tra me e il suono del mare? Sarebbe veramente un “risparmio di tempo”? O sarebbe rubare tempo a qualcosa che genera un benessere profondo?
Attenzione ai “risparmi” di tempo a tutti i costi, attenzione all’efficientismo che distoglie dalla nostra meta. Per cosa davvero vogliamo risparmiare tempo? Cosa ha valore per noi? Parte tutto da qui…Se non sappiamo qual è la destinazione, il “noble goal”, la vision, se non abbiamo immaginato come ci piacerebbe fare il nostro viaggio – e con chi – rischiamo di togliere tempo a quello che veramente ci nutre.
Se risparmiassi tempo, so cosa farei: andrei al mare, per sentire il suono delle onde….
Lascio raccontare tutto questo a chi sa dirlo con molta più poesia di me…
“Buon giorno”, disse il piccolo principe.
“Buon giorno”, disse il mercante.
Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.
“Perché vendi questa roba?” disse il piccolo principe.
“E’ una grossa economia di tempo” disse il mercante. “Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatré minuti alla settimana”.
“E che cosa se ne fanno di questi cinquantatré minuti?”.
“Se ne fa quel che si vuole…”
“Io”, disse il piccolo principe, “se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…”.
Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe
#noblegoal #vision #viaggio #emozioni #tempo #timemanagement
Aggiungimi su Linkedin