“In queste situazioni proviamo emozioni negative” …. “Questi eventi possono scatenare emozioni negative” …. “Cercate emozioni positive…”

Eccoci, di nuovo! Accipicchia! Ancora quegli aggettivi: “negativo”, “positivo” affibbiati ad un’emozione, come se alcune delle nostre emozioni fossero migliori di altre, come se alcune fossero desiderabili e altre un fastidio che sarebbe meglio eliminare. Ahimè questa pessima abitudine di etichettare le emozioni non è soltanto nel linguaggio comune, ma affiora insistentemente anche in contesti nei quali si dovrebbe affrontare il tema delle emozioni con molta più accuratezza (perdonate questo sassolino tolto dalla scarpa…e individuate a quali emozioni è associato! 😊).

Le emozioni sono il nostro radar sul mondo, sono una preziosissima bussola che accompagna il genere umano ben prima che si sviluppasse la parte logico-razionale.

Ogni emozione ha una sua funzione, una sua utilità, ogni emozione ci porta un messaggio importante.

Alcune emozioni casomai sono più gradevoli di altre: la maggior parte di noi probabilmente preferisce un momento di gioia intensa ad una giornata di profonda tristezza o frustrazione, ma ogni emozione è importante e preziosa per noi, non potremmo vivere senza.

Che cosa sarebbe un arcobaleno con la metà dei colori?

Ed ecco allora il nostro personalissimo arcobaleno (che non a caso nasce da una combinazione di luce e acqua, di sole e di pioggia e di condizioni meteo contrastanti), in cui ciascuna emozione ci dà una luce e un’informazione diversa.

La rabbia ci racconta di ostacoli che percepiamo e ci separano dal colmare un bisogno o raggiungere un obiettivo, la paura porta un messaggio di rischio, qualcosa a cui teniamo che potrebbe essere in pericolo! La tristezza ci parla di una perdita che abbiamo subito, il disgusto ci segnala un confine che è stato violato. Arriva la sorpresa e ci porta l’inaspettato, la gioia ci ricorda quello che vogliamo mantenere con noi…e così all’infinito, mischiando emozioni primarie ed andando ad accogliere le mille intensità di queste emozioni.

Che fare, quindi, di fronte a questi messaggeri? Sicuramente importanti, talvolta difficili da gestire.

Primo: ascoltare il messaggio. Più lo ignoriamo, più tornerà insistentemente a bussare alla nostra porta (aumentando anche l’intensità del “bussare”), finché non lo avremo ascoltato.

Secondo: accoglierlo! Il messaggio può essere più o meno piacevole, più o meno in linea con i nostri pensieri, o con le tante storie che ci raccontiamo, ma ci racconta un pezzo di realtà, anche se vorremmo ignorarla o sopprimerla (quando si tratta di emozioni, ignorare o sopprimere non funziona, effetto “pentola a pressione che esplode” o “implosione” quasi assicurato).

Di solito, poi, le emozioni non arrivano “una alla volta” (anche se spesso qualcuna ha un “tono di voce” più alto) e possono essere anche diverse e contrastanti: si può provare gioia e allo stesso tempo rabbia, nei momenti di paura può spuntare attesa, la tristezza spesso gioca a nascondino con la rabbia. Che dire della malinconia? Quell’incredibile miscuglio di gioia e tristezza che ha dato le radici a tanta arte (poesie, dipinti, musica) nel corso dei secoli.

Possiamo accogliere con meraviglia questo miscuglio – questo nostro arcobaleno – con la sana curiosità di comprendere i messaggi che arrivano, con la saggezza di sospendere ogni giudizio, con un pizzico di divertimento nell’ammirare la nostra complessità di esseri umani.

Accogliamo l’emozione e accogliamo il fatto che la nostra emozione scaturisce dalla nostra interpretazione di quello che sta accadendo in noi e intorno a noi. Potremmo avere male interpretato quello che ci circonda o quello che è dentro di noi, ma anche in questo caso l’emozione ci racconta qualcosa di noi.

Emozioni e pensieri si influenzano a vicenda e assieme determinano le nostre azioni.

Terzo: decidere come agire. Se è vero che non possiamo impedire all’emozione di sorgere, è altrettanto vero che possiamo scegliere come agirla nella realtà. Come abbiamo visto, è dannoso (e inutile) reprimere le emozioni ed è altrettanto nocivo (o inutile) manifestarle senza intenzionalità e senza mettere in pista la nostra lucidità, rischiando di portare danno nelle nostre vite e in quelle degli altri (o perlomeno di allontanarci dai nostri obiettivi).

Qui entra in gioco la nostra volontà: come possiamo utilizzare al meglio queste emozioni? Ci possono dare energia? Ci aiutano nel riflettere e prendere tempo? A quale parte di noi stanno dando voce? Come ci supportano nel nostro cammino? Come possono dare slancio al nostro stare nel mondo?

A questo punto – di fronte a questa incredibile tavolozza di colori – chi se lo sogna più di attaccare un’etichetta “negativo” o “positivo” al nostro personalissimo arcobaleno di emozioni?