E se le maschere che quotidianamente portiamo ci togliessero un pezzo d’anima?

Alert spoiler Nr1: “Harry Potter”

Alert spoiler Nr2:: vita aziendale vissuta….

Leggendo il folgorante libro di F. Laloux “Reinventing Organization” che racconta lo sviluppo delle organizzazioni e le possibili evoluzioni nel futuro (libro folgorante per la quantità e la bellezza di insight non soltanto sulla vita delle organizzazioni, ma anche sulle persone che quotidianamente le abitano) ho trovato particolarmente illuminanti i passaggi relativi a “mostrarsi come si è” nella vita aziendale e soprattutto “portare tutto quello che si è nella vita aziendale”.

“Abbiamo bisogno di spazi in cui sentirci al sicuro se vogliamo condividere con gli altri la nostra identità più profonda, i nostri doni, i nostri desideri e le nostre preoccupazioni”.

Quanto spesso possiamo fare questo all’interno delle nostre organizzazioni?

Di solito accade il contrario: mostriamo solo gli aspetti che riteniamo “belli e utili” per l’azienda, raccontiamo ai colloqui solo quello che pensiamo aumenti le nostre possibilità di essere assunti, nascondiamo tanti aspetti della nostra persona, non mostriamo tutti i talenti che abbiamo o proprio nascondiamo alcune parti di noi, ritenendole “non adatte”, “rischiose” …o semplicemente “diverse” rispetto alle aspettative altrui.

Non sto facendo riferimento alla riservatezza, alla possibilità di scegliere quanto condividere con i colleghi, sto parlando di “sentirsi in obbligo di nascondere parti di sé”. Quali delle mie passioni extra-lavorative sento che posso condividere senza che ciò abbia un effetto sulla mia vita in azienda e sulla mia carriera? Ballo celtici? Attività di youtuber come cuoco dilettante? Appassionato di serie tv trash? Cosplayer nei week end?

Per non parlare dei progetti di vita personale: l’intenzione di allenare una squadra dilettantistica di pallavolo, verrà letta come disimpegno nel mio lavoro? Dichiarare di voler chiedere il part time l’anno prossimo per dedicarmi ad una mia altra attività, come verrà considerato dal mio responsabile? (Non entro neanche nel tema “pianificare di diventare genitori”).

Un numero crescente di studi affronta un altro tema molto delicato: la condivisione di problemi di salute e/o malattie croniche negli ambienti di lavoro. Emerge un quadro poco rassicurante: in tante, troppe situazioni, oltre alle difficoltà legate allo stato di salute, emerge anche la grande preoccupazione per la perdita di autorevolezza, appeal, opportunità di crescita future. Anche qui non siamo nel campo di “scelgo cosa condividere” ma “mi sento obbligato a nascondere per non perdere opportunità di carriera o anche solo per non essere messo in un angolo.

Quanto tempo ed energie mettiamo nel nascondere parti di noi per timore di “perdere qualcosa”? Quante maschere ci sentiamo costretti ad indossare? Per quanto tempo? Quanto meglio potremmo impiegare queste energie? Quanto ci guadagnerebbe l’organizzazione?

Un’altra domanda mi ribalza in testo: non è che questo nascondere talenti, passioni, preoccupazioni, questo indossare maschere all’interno delle mura aziendali ha anche altri effetti collaterali? Quanto questo nasconderci ci impoverisce?

Una possibile risposta mi è arrivata da: Harry Potter! (diciamo un libro che parla di organizzazioni e soft skills da un altro punto di vista :))

Mi sono venuti in mente gli Horcrux, questi oggetti creati per contenere “pezzi di anima”.

Per i non addetti ai lavori (alias “babbani*”) gli Horcrux sono il frutto di magia nera e sono creati per raggiungere l’immortalità.  Per ottenere questo risultato la procedura prevede che un mago divida la sua anima in più parti e nasconda ogni parte di anima così creata in un oggetto. Il procedimento richiede una grande crudeltà per essere raggiunto (tralascio i dettagli) ma in teoria garantisce al mago di sopravvivere nel caso venga ucciso, grazie ai pezzi di anima che sono celati e custoditi in altri oggetti. Voldemort, il più malvagio di tutti, “colui che non si nomina” ne crea addirittura sette!!

Qual è il micidiale effetto collaterale di tutto questo? Che l’anima, così suddivisa, diventa “disumana” e perde ogni qualità umana (se aggiungiamo che in questo caso l’anima di partenza appartiene al mago più crudele della storia, non è difficile immaginare il risultato finale…).

Andando oltre al racconto specifico, mi resta un’immagine: un’anima troppo divisa si impoverisce, i brandelli d’anima, nascosti dietro maschere, perdono le loro qualità umane.

Ora, non siamo maghi malvagi e le nostre anime hanno una ricchezza che penso possa sopravvivere anche a molte maschere…ma resta la domanda: qual è il rischio nel mascherarci, frammentarci, nasconderci per tanta parte della giornata? Qual è il prezzo per noi? Non è solo un tema di “quanto ci perde la nostra azienda” ma anche “cosa perdiamo di noi?”

Per le organizzazioni la risposta è abbastanza immediata: si perdono innumerevoli talenti, o perché non hanno modo di emergere o perché lasciano per cercare un’ambiente in cui non sia necessario nascondersi. Si perde la possibilità di vedere le persone quando splendono e creano nella loro luce intera (luce fatta anche di altri progetti, altre preoccupazioni, altri punti di forza e altre aree di vulnerabilità che non conosciamo).

E’ vero che ancora non è possibile mostrarsi in questa interezza in molte organizzazioni, ma in alcune sì: alcuni pionieri stanno avanzando in questa direzione.

Non abbiamo bisogno di rifiutare una parte di noi stessi per stare con soddisfazione all’interno di una organizzazione, condividerne vision e valori. E’ possibile trovare (o creare!)  luoghi che non richiedano tante maschere, è possibile liberaci degli Horcrux che dividono la nostra anima, è possibile trovare persone ed organizzazioni che apprezzino la nostra interezza.

 

*Babbani: nella saga di Harry Potter i babbani (muggles in inglese) sono le persone prive di poteri magici e che non provengono da una famiglia magica. A parte alcune eccezioni essi non sono a conoscenza dell’esistenza del mondo magico.