Ultimo appuntamento con i “migliori” modi per far fallire un progetto.

In realtà questo è il modo più indiretto, nel senso che non fa fallire il progetto in sé, ma pone le basi per i fallimenti dei progetti successivi… Una sorta di eredità avvelenata per chi si troverà a gestire persone e team a cui non è stato detto un “grazie, bel lavoro”.

Chi frequenta i miei corsi sa che riporto spesso questa frase: “In 20 anni non mi hanno mai detto grazie”, detta da un capo-reparto, stimato e amato da tutti i suoi colleghi ma evidentemente “dato per scontato” dal proprietario dell’azienda. È servito un cambio di proprietà per sentirsi dire i primi “grazie”.

Se questo esempio (per fortuna) è abbastanza raro (ma non così tanto), probabilmente è ancora più rara la responsabilità e la resilienza di questa persona, che ha continuato a profondere impegno e professionalità nel suo lavoro, anche a beneficio dei colleghi – nonostante la totale assenza di grazie (e di qualsiasi altra forma di gratitudine). Siamo onesti, dopo 20 anni senza un “grazie” la maggior parte di noi avrebbe “tirato i remi in barca”.

Quanti di noi sono così motivati da andare avanti senza nessun ringraziamento? (questo vale anche al di fuori della sfera lavorativa!) Invece, purtroppo, dopo anni di formazione sui nuovi modelli di leadership, leadership partecipativa, servant leadership, ecc si riscontra ancora una grande scarsità di “grazie”, “ben fatto”, “grazie per l’impegno, l’entusiasmo, la passione”.

Se da un lato è importante per ciascuno di noi lavorare sulla motivazione intrinseca, quella che si fonda sui nostri valori e sul nostro senso di scopo nel mondo, quella che ci rende “indipendenti” dalla ricerca spasmodica dell’approvazione altrui, dall’altro lato non possiamo vivere e crescere bene in ambienti senza feedback positivi, dove viene dato per scontato l’impegno delle persone, il metterci quel “qualcosa in più”, il provare a superare problemi organizzativi, problemi coi clienti (e problemi coi “capi”) pur di raggiungere l’obiettivo.

Attenzione, ringraziare non è una responsabilità solo di manager e vertici aziendali, ma è una responsabilità di ciascuno di noi; le scuse del tipo “il mio responsabile non ringrazia mai…”, “i miei colleghi non dicono neanche buongiorno, altro che grazie…” non sono valide: sta al nostro essere professionisti (ed essere umani maturi) non replicare questi comportamenti ma adottare nuovi modi di agire. Questo innanzitutto fa crescere noi e poi qualcuno potrebbe anche prenderci come esempio! Il classico esempio della goccia che scava la roccia.

Fatta questa premessa, sicuramente essere un manager, team leader, dirigente, imprenditore – ossia svolgere un qualsiasi ruolo di coordinamento di persone – pone la grande responsabilità di essere esempio anche sul sapere apprezzare e ringraziare le proprie risorse. Questo è uno degli elementi che più distingue un “capo” da un “leader”.

Come deve essere il “grazie”? Sincero! La falsità in questi casi si riconosce subito, la manipolazione altrettanto “grazie, bel lavoro, puoi fare anche questo?” non è un buon grazie! Ognuno un proprio stile comunicativo, chi più asciutto, chi più eloquente…ma il grazie sincero, dal cuore, lo comprendiamo subito, sia che sia detto con una parola o con cento.

Può essere utile anche arricchire questo feedback (sì, dopo anni di corsi sui feedback ancora mi chiedono se il grazie è un feedback…si, si, si!) con un dettaglio che faccia crescere la persona e il team.

“grazie, avete mantenuto la calma in questa fase delicata del progetto”.

“grazie, ho visto che ti sei impegnato molto per aiutare il team in questa circostanza”

“grazie, ho apprezzato la tua sintesi”

In questo modo facilitiamo la persona o il team a mantenere/migliorare comportamenti e azioni che già hanno ottenuto risultati positivi.

E se proprio non vogliamo farlo per gli altri, facciamolo per noi.

Sono sempre più numerosi gli studi che evidenziano gli effetti positivi del ringraziare sul nostro benessere psico-fisico. Praticare la gratitudine è un grande regalo per la nostra salute. Molte pratiche consigliano di esercitarsi tutti i giorni in questa arte, (no, una volta all’anno non basta!), al mattino appena svegli o alla sera prima di dormire o anche in qualsiasi occasione che ci capiti durante la giornata.

In questo lunedì per molti di rientro lavorativo, vogliamo trovare almeno 5 grazie da dire? Essersi svegliati a un nuovo giorno tanto per partire dalle basi, avere un lavoro per esempio (anche se casomai faticoso o poco gratificante), avere sufficiente salute per lavorare, avere un familiare, un amico, un collega che ci strapperà una risata o almeno un sorriso, avere la consapevolezza che ringraziando ci stiamo prendendo cura di noi e degli altri….Ecco, siamo già a 5 e l’elenco potrebbe continuare (casomai il “capo” è ancora in ferie? 6! 😊)

Marco Tullio Cicerone ci ammoniva che “La gratitudine è non solo la più grande delle virtù, ma la madre di tutte le altre”.  Ringraziamo per quello che ci accade e ringraziamo gli altri per quello che fanno accadere con il loro lavoro e il loro impegno, mai scontato.

Chiudo con un grande grazie rivolto a chi ha letto tutta la serie “10 modi per far fallire un progetto” (che trovate qua: https://agnesepelliconi.com/blog/) e ne ha tratto qualche spunto per migliorare la sua vita lavorativa e quella del suo team!