Aprile dolce dormire? È arrivato (meteorologicamente e metaforicamente) un periodo di fiacca? Può capitare, in qualsiasi progetto, un momento di stanchezza: si è partiti con grinta ed energia, con obiettivi chiari, un team ben formato – casomai evitando tutti i “modi per fare fallire un progetto” che abbiamo raccontato sino ad ora – ma poi ad un certo punto il ritmo del lavoro rallenta, gli obiettivo non paiono poi così urgenti, c’è stata qualche discussione – probabilmente si è creata qualche ruggine nel team e le riunioni iniziano a essere faticose – ci sono altri progetti da considerare, nuovi di pacca (con l’entusiasmo fresco degli inizi) ed inizia la danza degli alibi “abbiamo lavorato sodo, possiamo rallentare un po’…”; “ormai le cose possono proseguire quasi in automatico”… “che male c’è a prendersela un po’ più comoda?”

Non succede naturalmente solo al lavoro, ma anche nella nostra vita privata: siamo partiti a gennaio con i nostri obiettivi, ci siamo impegnati a fondo, con entusiasmo, perseveranza e poi con una crescente sensazione di fatica, finché abbiamo iniziato a mollare il colpo “se mi perdo una lezione del corso non è poi così grave”, “se oggi non mi alleno non è un problema”, “casomai cambiare lavoro o casa non è poi la priorità del momento”. Finisce che le lezioni o gli allenamenti che si saltano sono di più di quelli che si fanno, che si rimandano le attività…si procrastina…finché gli obiettivi languono.

Sia che si tratti di un progetto di lavoro o di un obiettivo personale, la passione iniziale del “voglio” lascia lo spazio sempre più spesso al “devo” e poi al “devo proprio??”

Che succede?

È fisiologico, naturale, avere momenti di stanchezza, avvertire la fatica di un progetto, non sentirsi sicuri di avere intrapreso la strada giusta… ed ecco che la tentazione di prendersela comoda – molto comoda – arriva. Ma un conto è rigenerarsi, prendersi una pausa – anche per capire cosa non sta funzionando – per poi ripartire, un conto è mollare o, ancora peggio, non avere il coraggio di lasciare e restare impantanati in un progetto che non va da nessuna parte.

Abbandonare un progetto è fallire? Rimando ad un’altra “puntata” qualche considerazione più generale sul tema ma probabilmente il vero fallimento sarebbe continuare su un progetto che non è più importante per noi o per la nostra organizzazione – drenando tempo e risorse da obiettivi più vitali e strategici – e propongo alcune azioni utili da fare quando ci troviamo in queste situazioni di stallo.

1)    Effettuare un “Check up” psico-fisico: quanti progetti abbiamo in ballo in contemporanea? Quanto siamo carichi di lavoro e impegni extra? Se siamo stati molto (troppo!) ottimisti in fase di avvio progetti, potremmo aver sottovalutato l’effettiva mole di lavoro o sopravvalutato la capacità (nostra e dei nostri collaboratori) in termini di energie. Impegno, energia e forza di volontà non sono infiniti e attingono tutti ad un unico serbatoio: essere impegnati su tanti (troppi!) fronti ci porta inevitabilmente al rischio di non arrivare a centrare nessuno obiettivo. Un proverbio russo ci ricorda che “se insegui due conigli non ne prenderai nessuno”.

Un obiettivo è veramente SMART quando è anche ecologico e sostenibile, cioè quando si inserisce nelle nostre vite – o nella vita delle nostre organizzazioni – in modo da non mettere a repentaglio tutto quanto è importante per noi. Ascoltare i segnali del nostro corpo (tensioni muscolari, bruciore di stomaco, mal di testa, insonnia, ecc.) e le nostre emozioni ci aiuta a capire se e quanto ci siamo sovraccaricati, fisicamente e mentalmente. Se coordiniamo un team è importante ascoltare voci ed emozioni dei nostri collaboratori e colleghi: quali sono i segnali di stress? Siamo addirittura a rischio burnout? Se effettivamente ci siamo gravati di troppe attività e progetti, allora è il momento di rivedere le nostre priorità.

2)   Riordinare le priorità: le cose cambiano nel tempo, sopraggiungono nella vita di tutti (incluse le aziende) nuove situazioni o sfide da affrontare: quello che era importante qualche mese fa potrebbe non essere più così rilevante oggi. Spesso siamo frenati nell’abbandonare quanto intrapreso perché ci abbiamo già investito molto tempo ed energie, ricadendo nello stesso bias cognitivo (quelle “scorciatoie” che la nostra mente segue e che ogni tanto ci portano fuori strada) che spinge i giocatori a non abbandonare il tavolo da gioco anche dopo aver perso una fortuna. Motivo per cui spesso è necessario un cambio nel management aziendale per terminare progetti molto dispendiosi e che non danno risultati ma che “sarebbe un peccato abbandonare dopo averci investito tanto…”.

In molte occasioni le sessioni di coaching servono proprio per mettere in ordine gli obiettiviper dare la priorità a quello che OGGI è davvero importante per noi, lasciando andare le aspettative che le altre persone hanno su di noi (e quindi quanto facciamo solo per compiacere gli altri) e anche quello che era fondamentale per noi qualche tempo fa ma oggi non lo è più. Serve molta sincerità per fare questo, ma il non farlo ci porta a languire in una serie di progetti che non vanno da nessuna parte e non lasciano spazio e tempo per realizzare quello che oggi ha valore per noi.

Quale domanda ci aiuta in questo processo di settaggio delle priorità? (sia per individui che per organizzazioni)…è una domanda, o meglio una serie di domane, molto semplici:

  • Se dovessi impegnarti nei prossimi 6 mesi solo in 10 attività/progetti, quali sarebbero?
  • Se dovessi impegnarti nei prossimi 6 mesi solo in 5 attività/progetti, quali sarebbero?
  • Se dovessi impegnarti nei prossimi 6 mesi solo in 3 attività/progetti, quali sarebbero?

Più diminuisce il numero di progetti da selezionare, più arriviamo alle cose veramente importanti per noi e per le nostre organizzazioni, giungiamo all’essenziale, a quello che più corrisponde ai nostri valori e alle nostre reali priorità.

3)  Riprendere con ritmo! Adesso che ci siamo ascoltati (fisicamente ed emotivamente) per capire il nostro livello di stress, adesso che abbiamo dato un ordine chiaro alle nostre priorità (private e professionali), è ora di riprendere e darsi un ritmo, sostenibileCome nella musica, anche nel lavoro il ritmo è essenziale. Immaginate di correre e di fermarvi ogni due minuti: diventa impossibile mantenere fiato e muscoli caldi e la stessa cosa succede nelle nostre attività quotidiane. Non a caso “cadenza” e “livellamento” sono parole chiave nelle aziende Lean, snelle, indicano quelle ottime prassi lavorative che ci sostengono nel raggiungere i nostri obiettivi in modo “ecologico”. Non dimentichiamo che c’è una parte di stress (eustress) che ci attiva, ci dà la giusta carica per affrontare le nostre attività, il “segreto” è mantenere il giusto equilibrio tra impegno e svago, tra concentrazione e pause di rigenerazione.

4)     Non aspettiamo di essere troppo stanchi o demotivati per fare questi 3 passaggi, non languiamo troppo a lungo su progetti “inceppati”…prendiamo la sana abitudine, periodicamente, di fare un check up sui nostri obiettivi, ri-focalizzare le priorità, liberarci delle zavorre e ripartire più leggeri col giusto ritmo!