A chi non piacerebbe un dream team per portare a termine il progetto più importante che abbiamo nella nostra organizzazione? Quanto sarebbe bello potere fare affidamento su un pool di risorse dotate di tutte le caratteristiche desiderabili in un team di lavoro? Competenze tecniche, organizzative, relazionali, focalizzate sul raggiungimento dell’obiettivo nei tempi richiesti, creative, abili nel prendere decisioni e nel problem solving, capaci di gestire quel “sano conflitto” che alimenta l’innovazione e la qualità e allo stesso tempo capaci di creare un clima di ascolto e supporto nel team di lavoro. Manca qualcosa?

E se questo team non esiste? Se le persone che abbiamo hanno alcune di queste competenze ma non tutte? Se sono brillanti individualmente ma faticano ad andare d’accordo in un gruppo di lavoro? Se invece sono in grado di creare un clima accogliente nel team ma poi non sono focalizzate sull’obiettivo? Che si fa? Si aspetta di avere il team perfetto per partire con il progetto? Nella maggior parte dei casi questo non funziona: si rischia di aspettare troppo e il mercato fuori, la concorrenza, i clienti non aspettano. Allora meglio partire, considerando quelli che potrebbero essere i punti di debolezza del team nascente e andando a lavorare su questi.

Invece di aspettare il team perfetto, si possono creare le condizioni affinché il team possa lavorare al meglio. Come viene ben sintetizzato in una delle affermazioni più famose del Lean Thinking: “Otteniamo risultati eccellenti da persone normali che gestiscono processi eccellenti. I nostri concorrenti spesso ottengono risultati mediocri da persone eccellenti che gestiscono processi sbagliati”.

Invece che chiedere al team di essere in sintonia e performante da subito, l’organizzazione si prende la responsabilità di attivare le risorse e i processi necessari affinché questo avvenga.

Il team coaching da questo punto di vista è uno strumento potente per dare al team gli strumenti di lavoro che gli mancano per lavorare bene verso l’obiettivo. A differenza di un percorso di coaching dedicato al team leader o ai singoli membri del team (in maniera individuale), il team coaching mette in rilievo la dimensione di gruppo e un approccio sistemicoche ricomprende sia il team (inteso come entità diversa dalla somma dei singoli membri del team) che l’organizzazione e l’ambiente in cui lavora il team.

In altri casi sulla carta abbiamo le persone “perfette” per costruire un team vincente e in questo caso la tentazione di dare per scontato che la chimica si generi spontaneamente e che il percorso verso il raggiungimento dell’obiettivo sia privo di ostacoli è ancora più forte. Si genera una grandissima aspettativa…e abbiamo imparato che le aspettative sono estremamente pericolose! https://agnesepelliconi.com/2021/01/05/10-modi-per-far-fallire-un-progetto-basarsi-sulle-aspettative/

Un esempio che ricordiamo tutti? Olimpiadi di Atene 2004, basket: il “dream team” per eccellenza, la squadra statunitense, quella che sino a pochi anni prima pareva irraggiungibile, chiude con una medaglia di bronzo, metallo probabilmente molto agognato da tante altre squadre ma sicuramente sinonimo di clamorosa sconfitta per quella nazione. Alla base motivazioni tecniche, di clima, qualche assenza pesante ma agli occhi di tutti la dimostrazione che anche i team più blasonati possono fallire.

Sempre dallo sport abbiamo esempi di come, invece, squadre partite con pochissime aspettative, si siano poi dimostrate vincenti…basti ricordare la vittoria del Leicester City nella English Premier League nel 2015-2016 (i bookmakers le davano una probabilità di 5.000 di vincere il titolo). Se torniamo nell’ambito aziendale/organizzativo, saremo stati testimoni anche noi, o protagonisti, di team di persone “normali” che alla fine si sono dimostrate “eccezionali”, raggiungendo risultati eccezionali.

Quindi attenzione anche per potenziali “dream team”: è necessario non dare per scontato che si riesca a lavorare bene: ogni partecipante ha alle spalle una storia ed un’esperienza in altri team di lavoro, che non dà garanzia di successo con persone, situazioni, obiettivi diversi. È responsabilità dell’organizzazione, del team leader e di tutti i membri del team riconoscere quando questo accade e attivarsi per intervenire e rimuovere gli ostacoli che impediscono al team “di battere con un solo cuore”. Come diceva Henry Ford “Ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, ma riuscire a lavorare insieme è un successo”.

Dedico questo articolo a tutti quei team fatti da persone “normali” che in questo ultimo anno si sono dimostrate “eccezionali”: persone che si sono rimboccate le maniche, che hanno dato spazio a creatività e impegno (nonostante le limitazioni dovute alla situazione pandemica), che si sono sostenute a vicenda, si sono trasmesse conoscenze e competenze per poter dare continuità al business, per raggiungere, nonostante tutto, gli obiettivi essenziali per il sopravvivere della propria azienda.